Di fronte all’allarmante aumento dei casi di morsicatura in Australia, gli esperti chiedono la creazione della prima “banca dei tessuti cerebrali canini” del Paese. L’obiettivo è consentire ricerche neurobiologiche approfondite per identificare i modelli legati all’aggressività impulsiva e contribuire, così, a una migliore prevenzione dei comportamenti a rischio.
Secondo i dati più recenti dell’Istituto di Sanità Pubblica, i ricoveri ospedalieri legati ad attacchi di cani sono più che raddoppiati negli otto anni precedenti al 2021; solo nel biennio 2021-22, sono stati registrati oltre 9.500 casi di lesioni causate da cani.
Secondo gli specialisti, le misure attuali — focalizzate principalmente sull’inasprimento delle sanzioni per i proprietari (come le multe fino a 25.000 dollari australiani introdotte nell’Australia Meridionale a novembre 2025) — sono reattive e non riescono a prevenire gli incidenti. Una “banca dei cervelli” permetterebbe invece di:
- Condurre studi neurobiologici sull’aggressività impulsiva.
- Confrontare campioni di cani aggressivi con gruppi di controllo.
- Identificare i fattori di rischio genetici e neurochimici.
Oltre la genetica: l’importanza dell’ambiente Nel lungo termine, ciò potrebbe portare allo sviluppo di test per la valutazione precoce delle predisposizioni comportamentali. Tuttavia, gli esperti sottolineano che la genetica è solo un tassello del mosaico. La scienza conferma che l’aspetto fisico o l’appartenenza a una razza spiegano meno del 10% delle differenze comportamentali; i fattori determinanti sono varianti geniche specifiche legate ai sistemi della serotonina e della dopamina.
Il comportamento di un cane è modellato soprattutto dalla sua storia individuale: socializzazione, addestramento, ambiente e stile di vita. Anche un cane con una predisposizione all’aggressività impulsiva potrebbe non diventare mai pericoloso se gestito correttamente, mentre un cane a “basso rischio” può sviluppare problemi a causa di negligenza o maltrattamenti.
Integrando queste ricerche con le tradizionali valutazioni comportamentali già in uso nei rifugi, si potrebbero ottimizzare le decisioni su adozioni e percorsi di recupero, supportando allevatori e proprietari in modo più responsabile ed efficace.
